Nel contesto dell’economia circolare, il dibattito si concentra frequentemente sui materiali riciclati, sulla raccolta differenziata e sulle nuove normative europee. È importante considerare che l’impatto ambientale di un contenitore si determina principalmente durante la sua produzione, prima che il prodotto raggiunga gli scaffali dei negozi.

La progettazione riveste un ruolo cruciale in questa fase, poiché determina le caratteristiche del packaging che influiranno su tutto il suo ciclo di vita, dalla quantità di materiale impiegato alla possibilità di utilizzare plastica riciclata, dalla compatibilità con i processi produttivi fino alla riciclabilità a fine vita.

È in questa prospettiva che l’ecodesign ha assunto un ruolo sempre più centrale nello sviluppo dei contenitori in plastica rigida. Questo approccio non si limita a rispondere alle nuove normative, ma integra prestazioni industriali, sostenibilità ed efficienza sin dalle prime fasi del progetto, garantendo un livello di innovazione senza precedenti nel settore.

In questo settore, l’ecodesign assume una dimensione fortemente ingegneristica: la riduzione dell’impiego di risorse deve essere bilanciata con le prestazioni tecniche, la sicurezza e la funzionalità richieste al contenitore.

L'ecodesign cambia il punto di partenza della progettazione

Fino a pochi anni fa lo sviluppo di un contenitore seguiva criteri relativamente consolidati: preservare l’integrità del prodotto, valorizzare l’identità estetica del brand, garantire la producibilità industriale e contenere i costi.

Oggi questi obiettivi rimangono fondamentali, ma non sono più sufficienti.

L’evoluzione del quadro normativo europeo, l’attenzione crescente verso la circolarità e gli obiettivi di sostenibilità delle aziende richiedono l’introduzione di nuove variabili progettuali già nelle fasi iniziali di sviluppo, quando è ancora possibile intervenire in modo sostanziale su materiale, geometria e processo.

Un flacone deve infatti rispondere a domande che fino a pochi anni fa venivano affrontate solo successivamente:

  • sarà facilmente riciclabile?
  • potrà integrare materiale riciclato mantenendo le prestazioni richieste?
  • sarà compatibile con le filiere di selezione e riciclo esistenti?
  • potrà essere prodotto in modo efficiente su scala internazionale?

L’ecodesign nasce proprio dall’integrazione di queste domande sin dall’ideazione del prodotto.

Le nuove variabili che guidano il design del packaging

Materiali: progettare considerando anche la processabilità 

L’impiego di materiali riciclati sta rivoluzionando il settore del packaging plastico, pur ponendo nuove e complesse sfide tecniche.

I materiali post-consumo possono presentare caratteristiche differenti rispetto alle resine vergini in termini reologici, meccanici, chimici ed estetici. Per questo motivo, il contenitore deve essere progettato considerando fin dall’inizio le caratteristiche del materiale che verrà utilizzato e il suo comportamento durante il processo di trasformazione.

Non si tratta semplicemente di sostituire una materia prima con un’altra, ma di adattare geometrie, spessori e distribuzione del materiale, specifiche tecniche e parametri produttivi affinché il packaging mantenga qualità, sicurezza, affidabilità e stabilità produttiva. La valutazione dell’impiego dei materiali riciclati nelle specifiche applicazioni richiede quindi il coinvolgimento di diverse competenze all’interno di Serioplast, tra cui R&D, Procurement e Qualità.

In questo ambito si inserisce anche Centro Plastica, azienda del Gruppo specializzata nel riciclo meccanico, che contribuisce allo sviluppo dei materiali riciclati destinati principalmente al packaging rigido attraverso attività di selezione, caratterizzazione e ottimizzazione.

Design: riprogettare, non semplicemente alleggerire

Anche la forma del contenitore assume un ruolo sempre più strategico nell’ecodesign. 

Ogni scelta di natura geometrica influenza il peso complessivo, la distribuzione del materiale, la resistenza meccanica, la stabilità durante il trasporto, la compatibilità con le linee di riempimento e, in alcuni casi, anche le operazioni di selezione e riciclo. 

La sfida consiste nel garantire il miglior equilibrio possibile tra consumo di materia prima, prestazioni tecniche ed efficienza produttiva. Questa attività richiede strumenti di simulazione, competenze ingegneristiche e una stretta collaborazione tra design e industrializzazione. 

Anche il processo di lightweighting segue questo principio: ridurre grammature e spessori senza compromettere funzionalità, sicurezza e prestazioni del packaging. La critical area identifica proprio il limite oltre il quale un’ulteriore riduzione di materiale potrebbe incidere su questi aspetti. A seconda dell’applicazione, questo limite può dipendere, per esempio, dalla resistenza al carico verticale (top-load resistance) o dalla necessità di proteggere il prodotto da fattori esterni come ossigeno, luce o umidità.  

Processo produttivo e progettazione devono procedere insieme

L’ecodesign modifica anche il rapporto tra progettazione e produzione: le decisioni prese durante lo sviluppo del contenitore influenzano direttamente la fattibilità industriale, i tempi di avviamento, la qualità del prodotto finito e la stabilità del processo.

Per questo motivo, la progettazione tende oggi a coinvolgere fin dalle prime fasi competenze multidisciplinari.

All’interno del Gruppo Serioplast, questo approccio trova applicazione attraverso SerioHub, l’innovation hub dedicato allo sviluppo del packaging, dove competenze di progettazione, simulazione e ingegnerizzazione convergono nella ricerca di soluzioni capaci di coniugare sostenibilità, efficienza produttiva e requisiti applicativi, mantenendo al contempo il focus su fattori imprescindibili come estetica e consumer experience.

Fine vita

Oggi il contenitore viene progettato tenendo conto anche di ciò che accadrà dopo il suo utilizzo.

La scelta dei materiali, la compatibilità tra i diversi componenti, la possibilità di separazione e la qualità del materiale recuperato diventano elementi centrali del progetto.

È questo il principio del Design for Recycling: progettare il packaging e i suoi componenti considerando la compatibilità con i flussi di selezione e riciclo di riferimento. Ciò significa valutare non solo il contesto produttivo, ma anche quello territoriale, comprendendo a fondo l’effettiva struttura della filiera in cui il rifiuto verrà gestito. In quest’ottica, elementi come etichette, inchiostri e additivi possono influire sul processo o sulla qualità del materiale riciclato. Per questo, quando possibile, si privilegiano materiali compatibili tra loro e si limitano le soluzioni che possono ostacolare la selezione o il riciclo.

Dall'ecodesign al circular packaging

I termini ecodesign e circular packaging vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma descrivono due concetti differenti.

L’ecodesign rappresenta il metodo progettuale. Il circular packaging è il risultato che questo metodo cerca di ottenere.

Un contenitore progettato secondo criteri di ecodesign può contribuire concretamente all’economia circolare solo se le diverse fasi del suo ciclo di vita vengono considerate coerenti tra loro: scelta dei materiali, produzione, utilizzo, raccolta, selezione, riciclo e possibile reintroduzione della materia prima in nuovi cicli produttivi.

È una visione sistemica che supera il singolo prodotto e coinvolge l’intera filiera.

Come nasce un contenitore progettato secondo i principi dell'ecodesign

Nella pratica industriale, un progetto di packaging orientato alla circolarità può svilupparsi attraverso alcune fasi fondamentali.

1. Analisi degli obiettivi del progetto 
Ogni sviluppo parte dall’applicazione finale, valutando il prodotto da confezionare, i requisiti normativi, le aspettative del cliente e gli obiettivi di sostenibilità. Questi elementi devono essere considerati insieme ai requisiti tecnici e produttivi che il contenitore dovrà soddisfare.

2. Sviluppo del concept 
La progettazione definisce geometrie, peso, distribuzione del materiale e prestazioni attese, valutandone al tempo stesso la compatibilità con il processo produttivo. In questa fase, aspetti funzionali, estetici e ambientali vengono quindi messi in relazione con la futura industrializzazione del contenitore.

3. Scelta dei materiali 
Vengono individuati i polimeri più adatti all’applicazione e alle prestazioni richieste. Quando è previsto l’impiego di materiale riciclato, devono essere considerate anche le sue caratteristiche e la sua processabilità, verificandone l’integrazione senza compromettere i requisiti di qualità e prestazione del packaging.

4. Validazione industriale 
Simulazioni, prototipazione e prove produttive consentono di verificare la producibilità del contenitore e di ottimizzare il processo prima dell’industrializzazione, valutandone le prestazioni nelle condizioni produttive previste e la rispondenza ai requisiti definiti in fase di progetto.

5. Progettazione orientata alla circolarità 
Il packaging viene sviluppato considerando anche il suo fine vita: scelta e compatibilità dei materiali e dei componenti, possibilità di separazione e comportamento nei processi di selezione e riciclo. L’obiettivo è favorire il recupero della materia e, quando possibile, il suo reinserimento in nuovi cicli produttivi.

Questo approccio permette di affrontare sostenibilità, qualità ed efficienza come elementi dello stesso progetto industriale, anziché come obiettivi separati.

Conclusioni

L’ecodesign porta aziende e produttori a considerare l’intero ciclo di vita del contenitore, integrando fin dalle prime fasi aspetti tecnici, produttivi, ambientali e normativi.

Per questo motivo, il valore di un progetto non dipende esclusivamente dal materiale impiegato, ma dalla capacità di mettere in relazione progettazione, produzione e gestione del fine vita all’interno di una visione industriale condivisa.

È proprio in questa integrazione che il packaging può contribuire concretamente agli obiettivi dell’economia circolare, trasformando la sostenibilità da semplice requisito progettuale a leva di innovazione lungo tutta la filiera.


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